martedì 20 gennaio 2026

Cirò- Dopo la pausa estiva, riprende il cammino di San Nicodemo Abate di Cirò

 


Cirò- Dopo la pausa estiva, riprende il cammino di San Nicodemo Abate di Cirò, un lungo itinerario a piedi di circa quindici chilometri, che parte  dalla sua casa natia in  zona Portello, oggi chiesa omonima, fino alle località  Coppa- Mordace, dove il padre Teofano lavorava la terra e, dove San Nicodemo, fece i primi miracoli dell'acqua e del vino
.

 Dopo 1126 anni dalla sua nascita, ancora oggi è visibile la roccia scavata con le sue mani, per cercare acqua durante un giorno d'estate, quando il padre restando senza, lo mandò a cercarla nella gola, tra le due colline di Coppa Mordace.  San Nicodemo da ragazzino scavò una piccola cavità nella roccia, infilò dentro tre dita in diverse direzioni da cui fece sgorgare acqua. Al di fuori della cavità sempre con un dito tracciò una serpentina poca profonda attraverso cui l'acqua, una volta riempita la cavità, usciva fuori.

Dopo anni di abbandono visto l'impervia zona, grazie ai racconti degli anziani, soprattutto Salvatore Cariati e Fedele Arcuri, custodi delle tradizioni millenarie tramandate da generazioni, nel 2004 fu rinvenuta da uno storico locale la roccia completamente ricoperta da fango e roccia, caduta nei secoli sopra di essa. Una volta ripulita è emersa in tutto il suo splendore quella che oggi si conosce, come la fontana di San Nicodemo.

Tutti gli anni dal 2004 in poi, nel giorno della sua nascita, avvenuta a Cirò il 12 Maggio del 900, i fedeli e l’associazione “Il Cammino di San Nicodemo Abate di Cirò”, si recano in pellegrinaggio lungo questo spettacolare paesaggio, tra natura incontaminata di flora e fauna mediterranea, immersa tra grotte rupestre, ruscelli zampillanti, canti d’uccelli, Canyon spettacolari, piante rare, massi e graniti giganti che a volte ne ostruiscono il cammino, in un’area dove si respira, serenità pace e santità.

Un percorso che ognuno, almeno una volta nella sua vita, dovrebbe fare per ritrovare e contemplare la pace interiore e condividere  quei posti che furono del nostro santo Patrono.

lunedì 12 gennaio 2026

Cirò- Culto di Santo Stefano

 


Cirò- Non è un caso che a Cirò ci sia il culto di Santo Stefano, la cui cappella è presente  nella chiesa di Santa Maria de Plateis
, Chiesa Madre di Cirò dedicata alla Vergine Assunta in Cielo, è ubicata nel cuore del centro storico. La presenza bizantina a Cirò è attestata da importanti elementi storici e architettonici, come la Chiesa di San Menna che è un esempio significativo di architettura bizantina nel borgo, testimoniando l'importanza del culto e della comunità bizantina. Il nome stesso "Cirò" (derivante da "Psichro") è di origine bizantina, come documentato in testi del XII secolo (Al Idrisi, 1154) e in atti latini. Un documento del 1115 menziona un'area "inter Liciam et Castellum quod dicitur Psichro" (tra Lícia e il castello chiamato Psichro), e un atto del 1239 cita un "Parisius de Ypsicrò", indicando la persistenza del nome e della presenza bizantina anche nel periodo normanno. Fu costruita tra il 1200 ed il 1300 dagli abitanti che abbandonavano la Marina per sfuggire alle incursioni dei Saraceni proprio nel luogo dove probabilmente è attestata una preesistenza risalente al XIII-XIV secolo, un piccolo edificio di culto, il primo di Cirò, proprio quello dedicato a Santo Stefano. Infatti originariamente l’edificio era dedicato a Santo Stefano, di cui nella Chiesa è presente una Cappella, probabilmente il nucleo più antico dell’edificio religioso; posto sull’altare  si ammira un dipinto del martirio del Santo del pittore  Gaetano Basile che lo dipinse nel 1886, poiché quello originario probabilmente  era stato distrutto durante le incursione settecentesche dei saraceni. La presenza di Santo Stefano a Cirò, è una eredità greco-bizantina dove gli esuli portarono con sé le reliquie e le icone di Santo Stefano, diffondendo la sua venerazione in monasteri basiliani e in zone  rupestri come lo era Cirò. L'esodo bizantino fu un trasferimento di persone e cultura, e il culto di Santo Stefano, già importante, trovò terreno fertile in Calabria e a Cirò, grazie alla sua forte tradizione orientale, creando un duraturo legame religioso e culturale. L'esodo dei Bizantini con il culto di Santo Stefano in Calabria è un fenomeno storico legato alla forte presenza bizantina in Magna Grecia e Sicilia, culminato con l'arrivo di monaci e laici fuggiti dalle invasioni arabe e poi dalla caduta di Costantinopoli (1453), portando tradizioni religiose, specialmente il culto del protomartire Stefano, figura molto amata dalla Chiesa Orientale, radicando il culto in monasteri e chiese bizantine che ancora oggi lasciano tracce in Calabria, specialmente nell'entroterra e nelle aree montane, come in quella di Cirò. La preesistente cappella di Santo Stefano, ubicata all’interno della chiesa madre, ancora oggi,  presenta un antico altare in marmi  policromi , un pavimento in mattoni tipici del periodo ed una cripta sotto il pavimento, dove venivano seppelliti i morti.