Cirò- Sono iniziati
i lavori inerenti lo svincolo Marinella, per un importo di un milione di
euro, lungo la statale 106, zona mare di Cirò, con la realizzazione di una
rotatoria importante per snellire il traffico e soprattutto per dare
tranquillità a quel tratto spesse volte interessato da incidenti. “La
costa cirotana è pronta per avere una
riqualificazione turistica”, ha detto il sindaco Mario Caruso, e con i fondi
Royalti attrezzeremo l’area dei servizi
primari: luci, acqua e fogna. Insieme alla rotatoria che garantirà il passaggio
degli automobilisti provenienti da Cirò verso il mare, sarà realizzato anche un
cavalcavia per sostituire i due fastidiosi passaggi ferroviari di Marinella e
91. Avremo un polmone verde sul mare affiancato da aree parcheggio per raggiungere il mare a
piedi, continua il sindaco Caruso, con la realizzazione di interventi naturali,
strutture in legno o in pietra , dei
rifugi ecologici in mezzo alla natura che ancora per fortuna è incontaminata,
visto che noi precisa il sindaco , non abbiamo avuto sulla costa, l’invasione
del cemento registrato negli altri comuni. Inoltre, ha detto il sindaco:”
abbiamo rimodulato il piano regolatore, ed oggi abbiamo il piano spiaggia, per avere delle aree dove sarà possibile
creare sviluppo turistico residenziale, delle piccole casette in pietra o in
legno eco-compatibile con l’ambiente”. E ancora ha detto il sindaco:” saranno
previsti 12 lidi distribuiti sui cinque chilometri di costa, distanti tra loro
per assicurare a tutti la spiaggia libera” in attesa naturalmente della rete idrica. Anche l’area SIC dove
cresce la rara Ginestra bianca sarà sottoposta a riqualificazione:” avevamo
chiesto all’’allora Provincia un
finanziamento per la recinzione dell’area” ha sottolineato il sindaco Caruso
che poi non sono arrivati, ma siamo fiduciosi ha detto dei fondi Life che consentirà se tutto va
bene di creare un’ area di sosta di ingresso all’area SIC, un percorso
turistico ed un polo attrattivo. Inoltre per creare una intensa attività
turistica sul posto, sarà realizzata
un’area di ristoro per permettere ai
turisti una volta visitato la costa cirotana, di potersi fermare anche a
degustare i piatti tipici e passeggiare
tra la pineta, le Dune, e la
Ginestra bianca nella splendida costa cirotana, perla del
mediterraneo ancora incontaminata.
domenica 24 maggio 2015
lunedì 18 maggio 2015
Cirò- Chiesto un finanziamento di 400 mila euro per il Dissesto idrogeologico,
Cirò- Chiesto un
finanziamento di 400 mila euro per il Dissesto idrogeologico, lavori di
consolidamento di località Falcone.
Si tratta dell’area sud-est dell’antico borgo, sotto il cuore della Valle, area che rischia di sprofondare dal salto del Savuto, se non si interviene
tempestivamente La giunta Caruso ricorre al decreto “Sblocca Italia”, programma
“Nuovi progetti di interventi” ai piccoli comuni al di sotto dei 5mila abitanti
, per la tutela dell’ambiente, sicurezza e riqualificazione del territorio, che
“erano e restano prioritarie”, per
questo abbiamo scelto- scrive in una
nota il vicesindaco Francesco Paletta, un finanziamento per la località Falcone. Si
tratta di interventi che riguardano
appunto i piccoli comuni. Dalla riqualificazione e manutenzione del territorio,
mediante recupero e riqualificazione di volumetrie esistenti e di aree
dismesse, alla riduzione del rischio idrogeologico; dalla riqualificazione e
incremento dell’efficienza energetica del patrimonio edilizio pubblico, alla
realizzazione di impianti di produzione e distribuzione di energia da fonti
rinnovabili; fino alla messa in sicurezza degli edifici pubblici, con
particolare riferimento a quelli scolastici, alle strutture socio-assistenziali
di proprietà comunale e alle strutture di maggiore fruizione pubblica. Ben
vengano tali finanziamenti, ma resta ancora
il grande dissesto idrogeologico in località Campanise e quello in zona
De Gaspari nelle cui aree ancora mancano
interventi e finanziamenti.
Cirò- Perdita di acqua potabile da una saracinesca difettosa all’interno di un tombino, provoca ristagno in tutta l’area
Cirò- Perdita di acqua potabile da una saracinesca difettosa
all’interno di un tombino, provoca ristagno in tutta l’area sottostante viale Pugliese, attirando
insetti, e l’ira degli abitanti delle
abitazioni circostanti, visto che la perdita
è, dicono i residenti, di vecchia
data. Intanto a pochi metri da questo
tombino continua la perdita di acque
stagnanti che ancora non si conosce la provenienza che fuoriesce da un muro di
contenimento, ormai da mesi, proprio da
sotto alcune abitazioni della stessa zona Pugliese in discesa “Mulino”, gli
abitanti del posto sono preoccupati, anche perché mette a rischio le fondamenta
delle abitazioni, visto che l’acqua scorre ininterrottamente.
Già nei mesi scorsi proprio
su richiesta dei cittadini del posto era sopraggiunto un sopralluogo
effettuato dal tecnico della prevenzione
dell’ASP di Cirò Marina, il quale aveva comunicato al dirigente sanitario dell’Asp di Cirò, il quale a sua volta aveva
invitato la commissione che presiedeva l’allora comune, con una missiva ad
oggetto :”Igiene del suolo e dell’abitato”, con cui si invitava i commissari ad effettuare gli urgenti provvedimenti di
competenza declinando ogni responsabilità per eventuali patologie derivanti
dalla situazione venutasi a creare. Ma a
distanza di mesi, ancora il nulla, la situazione è la stessa dell’anno
scorso, anzi adesso c’è anche la perdita dell’acqua potabile che si filtra
ininterrottamente nei muri perimetrali a causa di una saracinesca troppo vecchia che andrebbe cambiata e sostituita.
Infatti da mesi ormai, specie in questo periodo
di alte temperature, la presenza
di acque stagnanti e maleodoranti attirano insetti e topi agevolando il
proliferarsi di batteri creando
un ambiente malsano.
Sono i bambini e gli anziani, che hanno minori difese immunitarie, le persone esposte maggiormente a rischio
igenico-sanitario, per questo il dirigente Asp aveva invitato ad effettuare gli
urgenti provvedimenti di competenza, e ripristinare lo stato dei luoghi, che
ahimé ancora non è cambiato oggi alle porte di ualtra stagione calda. Inoltre
se questa fuoriuscita di acque dovessero continuare, ci potrebbe essere il rischio, che le abitazioni soprastanti
indeboliscano pericolosamente le loro fondamenta.
domenica 17 maggio 2015
Cirò- Al CNR di Firenze presentati Luigi Lilio e Giano Lacinio di Cirò;
Cirò- Al CNR di
Firenze presentati Luigi Lilio e Giano Lacinio di Cirò; Presenti i ricercatori
ed il Cardinale Giuseppe Betori Arcivescovo di Firenze, grazie allo studioso Francesco Vizza di Cirò,
il quale è stato invitato dal presidente dell’area CNR Antonio Raschi, a
relazionare sulla vita e l’opera dell’alchimista francescano Giano Lacinio e di
Luigi Lilio astronomo e matematico, entrambi di Cirò ed entrambi del XVI
secolo. Presenti numerosi ricercatori, due docenti dell’Accademia Pontificia e
il Cardinale Giuseppe Betori, Arcivescovo di Firenze. Gli argomenti presentati
sono stati di interesse per la comunità scientifica e per i religiosi presenti
poiché l’indagine “scientifica” dei due studiosi cirotani del ‘500 si intreccia
con le problematiche della Chiesa e della società civile di quel particolare
periodo storico. Nel descrivere l’opera dell’alchimista francescano Giano
Lacinio di Cirò, professore di Sacra Teologia e Reggente del Collegio teologico
di Padova, Vizza ha sottolineato, da non credente,come lo sviluppo della
moderna scienza sperimentale sia stata senza dubbio la risultante di una
complessa dinamica multi fattoriale, ma non si può negare il contributo di una
forte spinta propulsiva data dall’ideale francescano, fin dalle origini, in
favore dello sviluppo della scienza e si deve anche riconoscere come il
pensiero degli alchimisti francescani acconsentisse una straordinaria apertura
verso quelli che potevano essere i risvolti pratici ed i vantaggi reali derivati
dall’alchimia.
La ricerca della pietra filosofale capace di trasmutare i
metalli vili in oro, si accompagnò alla ricerca dell’Elisir di lunga vita: il
farmaco universale. A Giano Lacinio apparve subito chiaro quale importanza
potesse avere la conoscenza dei segreti della natura per alleviare le
sofferenze di coloro che venivano afflitti dai mali del corpo. Nonostante i
numerosi divieti ecclesiastici e relative persecuzioni, molti frati studiarono
e praticarono con profitto la medicina e le discipline considerate un tempo ad
essa affini come l’astronomia e l’alchimia. Le famiglie francescane ebbero
spesso la direzione di ospedali e dettero vita a grandi farmacie ed infermerie
conventuali che, non di rado, diventavano veri e propri centri di
sperimentazione clinica e offrivano i loro servigi ben al di là delle mura del
convento. Nello specifico, l’insegnamento dell’alchimista Lacinio è di grande
attualità e rappresenta la missione di ogni ricercatore moderno: “il sapere ed
il fare al servizio dell’uomo”.
Al servizio dell’uomo è stata l’opera di Luigi
Lilio, nata per risolvere un problema della Chiesa cattolica, quale quello
della esatta determinazione della data della Pasqua, di conseguenza apportò
profonde correzioni al calendario civile,indispensabile a tutti gli abitanti
del pianeta terra.I due libri di Vizza, “Giano Lacinio Alchimista Francescano
del Cinquecento” e “Luigi Lilio Medico, Astronomo e Matematico di Cirò”,
quest’ultimo scritto in collaborazione con Egidio Mezzi, sono stati consegnati
al Cardinale Giuseppe Betori. L’arcivescovo di Firenze con una battuta sagace
ha ringraziato l’autore dei testi comunicando che il prossimo 4 settembre
incontrerà il Patriarca di Gerusalemme ed in quell’occasione, con in mano il
libro di Lilio, cercherà di convincerlo ad adottare il calendario Gregoriano,
frutto di una incontrovertibile correttezza scientifica. Le Chiese ortodosse
celebrano tuttora la Pasqua
con il vecchio calendario giuliano. Nel
dibattito seguente alla presentazione dei due illustri personaggi cirotani,
scrive Vizza:ӏ stato ribadito come la scienza moderna non sia nata in
contrapposizione al cristianesimo. E’ stata la Chiesa a non comprendere
appieno le novità e verità apportate dal metodo scientifico, facendo, per
esempio, del caso Copernico e Galilei il simbolo dell’irriducibile scontro tra
scienza e religione. Solo nel 2010 Copernico ha avuto la sua solenne
riabilitazione con sepoltura ufficiale e religiosa. Con secoli di ritardo,
quasi come con Galileo Galilei riabilitato il31 ottobre
1992, la Chiesa
ha pronunciato il suo “mea culpa” verso uno scienziato che aveva messo in
discussione i dogmi in nome del sapere. Nel XXI secolo, temi quali l’eutanasia
e la bioetica rischiano di acuire una contrapposizione mai superata tra scienza
e cristianesimo”.
venerdì 15 maggio 2015
Cirò- Collina di ulivi secolari ripulita da rovi
Cirò- Collina di
ulivi secolari ripulita da rovi ed
erbacce, è accaduto in zona Baddalomeo lungo la provinciale Cirò Cirò Marina
dove la collina fino a qualche giorno fa appariva abbandonata a se stessa. I rovi e le erbacce infestanti
erano più alte degli ulivi secolari che per anni sono stati nascosti e
prigionieri da una folta e agreste vegetazione. Sembra davvero un’inversione di
tendenza quello che stiamo osservando
ultimamente, dove terreni incolti ed abbandonati stanno recuperando il loro
antico valore, un ritorno alla terra e alla sua coltivazione, colpa forse
dell’attuale crisi. I pendii della collina ora appaiono arati e ripuliti e
gli ulivi secolari potati e pronti per
la prossima campagna olearia. La stessa
sorte è toccata anche ad altre
colline circostanti, l’intero
paesaggio ora appare pulito ed ordinato pronto per essere coltivato in tutta la sua bellezza
mediterranea.
mercoledì 13 maggio 2015
Cirò- L’ installazione di un faro luminoso per ricordare uno dei Santi patroni di Cirò: San Nicodemo -il quale festeggia il prossimo 13 maggio la sua nascita, avvenuta nell’antica Ypskron(odierna Cirò), nel lontano 900,
Cirò- L’ installazione di un faro
luminoso per ricordare uno dei Santi patroni di Cirò: San Nicodemo -il quale
festeggia il prossimo 13 maggio la sua nascita, avvenuta nell’antica
Ypskron(odierna Cirò), nel lontano 900, nel rione Portello, la cui abitazione oggi è
diventata la sua chiesa omonima. Lo ha deciso in questi giorni il sindaco Mario
Caruso, ma già tra la popolazione specie
tra i giovani, c’è una corsa per
partecipare a questo grande evento con l’intenzione di esporre dai balconi di casa dei nastri rossi
o delle coccarde rosse per ricordare con fierezza che Cirò è la patria di San
Nicodemo. Dovremmo puntare anche sul turismo religioso e fare di Cirò un
paese “calamita”, che possa attirare turisti tutto l’anno, ma prima andrebbe
valutato per la giusta importanza che ha avuto nella storia, per questo occorrerebbero più eventi e movimenti di massa che vadano nella giusta
direzione: itinerari chiesa, luoghi dei miracoli, come la fontana di San
Nicodemo ed i campi dove lui da bambino lavorava, aree queste che bisognerebbe
renderle accessibili per futuri pellegrinaggi. La
festa patronale si festeggia tra la prima e la seconda settimana di agosto quando giungono da
Mammola tanti fedeli che insieme al
popolo di Cirò festeggeranno
l’incontro religioso tra i due popoli,
Patrono dei due comuni, poiché Cirò gli ha dati i natali nel 900 mentre a
Mammola morì nel 990. San Nicodemo dunque patrono delle due città: Cirò e
Mammola , nacque da una famiglia umile, il padre Teofano, la madre Panta Dima, vivevano in un’umile casetta
nell’allora villaggio Ypskron, attuale portello, oggi chiesa del Santo. Sono molti i miracoli a lui attribuiti, specie quando era
ragazzino, come la lotta col diavolo, di cui ancora oggi, sulla pietra a cui
egli si aggrappò, dietro la sua casa, sono evidenti i segni lasciati dalle sue
dita infilati nella pietra, oggi meta di pellegrinaggi. Secondo quanto ancora
oggi raccontano gli anziani, pare che San Nicodemo da bambino era solito
giocare ad infilare le sue dita e le mani, come pure i piedi, nella dura
roccia, mentre questa si lasciava deformare. Molte di queste impronte sono
ancora oggi visibili sulla pietra dietro l’altare, luogo di continui
pellegrinaggi da parte di fedeli, che ogni anno, da tutto il mondo, specie
dall’Australia e America, dove si trovano numerosi Mammolesi, giungono a Cirò a
visitare i sacri posti dove il Santo nacque e visse da bambino, prima di
partire per Mammola. Ancora oggi gli anziani raccontano il miracolo del vino e
dell’acqua avvenuto in zona Mordace-Castedduzzo-Coppa, dove il padre si recava
a lavorare i campi, ed è proprio in questa zona che qualche anno fa un amatore
di storia locale, grazie a molte indicazioni avute dagli anziani, è riuscito,
dopo mesi di ricerca a trovare l’esatta posizione della fontana, dalla cui
pietra, grande come il dorso di un elefante, attraverso tre fori praticati con le dita del Santo,
ancora oggi sgorga acqua; mentre ai
piedi della collinetta dove il padre era solito lavorare , si trova quasi
nascosta dalla vegetazione e da cumuli di frana, una grotta dove il Santo si
ritirava in preghiera. E ancora si racconta, che riuscì a catturare un cinghiale con un filo d’erba,
che portò alla sua famiglia come pranzo per la cerimonia di matrimonio della
sorella. Si racconta inoltre che, mentre era in viaggio, lontano da Cirò, per
ritirarsi in preghiera, incontrò un venditore di brocche con il suo asinello, al
quale gli chiese se poteva avere una
ciotola per potersi cuocere la ghianda,
cibo prediletto di San Nicodemo. Il venditore
glielo negò dicendo che se i maiali la mangiavano cruda, perché egli la
doveva cuocere? E così andò via , ma fatto pochi passi , ruzzolò da un dirupo,
di tutto il carico che trasportava sull’asinello, si salvò solo la ciotola che il Santo gli aveva chiesto. Così preso da
rimorsi, il venditore tornò indietro e donò la ciotola superstite al Santo,
chiedendogli scusa. Raggiunto la sua maturità, San Nicodemo, si vide costretto
a lasciare il paese, in quanto le sue “stranezze”, lo rendevano ridicolo agli
occhi del popolo, e se ne andò amareggiato a tal punto che fermatosi a metà
cammino, nei pressi di Gerace, egli disse:”Sentu vuci e cirotano, mi mpesu e
vajiu avanti”(sento voci di cirotani, mi alzo e riprendo il cammino), tanta era
la paura di incontrarli. Arrivò a Mammola sul monte Zappino, dove vi rimane
fino alla sua morte avvenuta nel 990. Il corpo fu trovato invaso dalle
formiche, le quali però non attaccarono la sola lingua, che tanto aveva saputo
annunciare e consolare specie gli afflitti e deboli, attraverso le sue parole.
Qui lo veneravano così tanto da divenire il protettore della città. Per questo gli anziani ancora
oggi dicono che San Nicodemo è il protettore degli stranieri e non del suo
popolo di Cirò che lo ha deriso fino a farlo scappare. Un tempo le case adiacenti alla chiesa era una unica
casa dove all’interno, l’attuale altare maggiore, era proprio la piccola dimora
della famiglia del Santo. Si racconta che egli andò in sogno al proprietario
della casa raccomandandogli di lasciare la casa perché li doveva nascere una
chiesa a lui dedicato, ma l’anziano signore non volle credere al sogno, e dopo
l’ennesima volta che sognò il Santo, gli morì l’asinello, solo allora l’anziano
contadino decise di lasciare la casa divenendo in futuro chiesa omonima, oggi
meta di molti pellegrini. Ben venga dunque l’intenzione da parte del popolo di riappropriarsi di questa grande
figura storico religiosa, ma anche l’attesa benedizione che manca da quando
scappò da Cirò.
lunedì 11 maggio 2015
Una festa di San Cataldo bagnata
Cirò- Una festa di San Cataldo bagnata non era mai successo,
ieri infatti durante la processione un’incostante e fastidiosa pioggerellina ha
disturbato la processione, una
ricorrenza a cui tutto il paese è
legato. Nonostante l’intermittente pioggia, è stata una grande festa di
partecipazione, il santo protettore dei raccolti, delle campagne cirotane
e degli allevamenti. Per questo la sacra statua nei giorni scorsi ha fatto il
giro di tutto il comprensorio e delle attività presenti. Per tutta la settimana
si sono susseguiti lunghi festeggiamenti religiosi e tradizionali. Dalla sua
chiesa omonima in zona Cannone il parroco Don Giovanni Napolitano, ha officiato
la santa messa, dove i fedeli
accompagnati dal comitato omonimo presieduto da Gaetano Fuscaldo, e dal parroco
Don Giovanni Napolitano, hanno portato in processione il santo per le vie
del paese fino ad arrivare presso il largo Arenacchio dove la statua
miracolosa del Santo è stata portata in periferia per benedire i campi,
fino alla zona Cappelliere presso la cappella della famiglia Giglio, dove nel
vicino uliveto si è tenuto il tradizionale Agape fraterna ed intrattenimento
musicale. E dopo la benedizione dei raccolti, le terre, e gli allevamenti nel
cirotano, la statua è stata portata
presso la chiesa della Madonna di Pompei come vuole la tradizione, e da quì
dopo la santa messa una lunga processione che da via Sant’Elia si è
snodata per le vie del paese fino al rientro del Santo nella sua chiesetta
omonima in zona Cannone. Come vuole la tradizione al passare del Santo, dai
balconi le coperte più belle vengono stese, per la benedizione delle famiglie,
oltre alla pioggia di petali di “Zuzzulu” (Chrysanthemum
coronarium L.)
di San Cataldo, un fiore colorato della famiglia delle Asteracea che fiorisce
proprio in questo periodo, che ognuno fa cadere sulla statua al suo passare.
San Cataldo annuncia la bella stagione, anche se ieri ha portato anche un pò di
pioggia che sicuramente farà bene ai prossimi raccolti.
Tutto il popolo
cirotano è in festa per il Santo protettore dei raccolti e degli allevamenti.
Molte sono le tradizioni a lui legati, come i nastrini benedetti e portafortuna
chiamate”Zagarelle”, dolci tipici di San
Cataldo, i tavoli votivi lungo le vie
del paese, e il suono della tradizionale Zampogna. La festa di San Cataldo una
volta, era una delle più sentite dal popolo cirotano, e il comitato vorrebbe
che tornasse al suo atavico splendore, quando tutta la popolazione grandi e
piccoli intervenivano alla processione e a tutte le funzioni religiose, oggi
distratta da altri intrattenimenti.
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