domenica 24 maggio 2015

Ciro'- Sono iniziati i lavori inerenti lo svincolo Marinella



Cirò- Sono  iniziati  i lavori inerenti lo svincolo Marinella, per un importo di un milione di euro, lungo la statale 106, zona mare di Cirò, con la realizzazione di una rotatoria importante per snellire il traffico e soprattutto per dare tranquillità a quel tratto spesse volte interessato da incidenti. “La costa  cirotana è pronta per avere una riqualificazione turistica”, ha detto il sindaco Mario Caruso, e con i fondi Royalti  attrezzeremo l’area dei servizi primari: luci, acqua e fogna. Insieme alla rotatoria che garantirà il passaggio degli automobilisti provenienti da Cirò verso il mare, sarà realizzato anche un cavalcavia per sostituire i due fastidiosi passaggi ferroviari di Marinella e 91. Avremo un polmone verde sul mare affiancato da  aree parcheggio per raggiungere il mare a piedi, continua il sindaco Caruso, con la realizzazione di interventi naturali, strutture in  legno o in pietra , dei rifugi ecologici in mezzo alla natura che ancora per fortuna è incontaminata, visto che noi precisa il sindaco , non abbiamo avuto sulla costa, l’invasione del cemento registrato negli altri comuni. Inoltre, ha detto il sindaco:” abbiamo rimodulato il piano regolatore, ed oggi abbiamo il piano spiaggia,  per avere delle aree dove sarà possibile creare sviluppo turistico residenziale, delle piccole casette in pietra o in legno eco-compatibile con l’ambiente”. E ancora ha detto il sindaco:” saranno previsti 12 lidi distribuiti sui cinque chilometri di costa, distanti tra loro per assicurare a tutti la spiaggia libera” in attesa naturalmente  della rete idrica. Anche l’area SIC dove cresce la rara Ginestra bianca sarà sottoposta a riqualificazione:” avevamo chiesto all’’allora  Provincia un finanziamento per la recinzione dell’area” ha sottolineato il sindaco Caruso che poi non sono arrivati, ma siamo fiduciosi ha detto  dei fondi Life che consentirà se tutto va bene di creare un’ area di sosta di ingresso all’area SIC, un percorso turistico ed un polo attrattivo. Inoltre per creare una intensa attività turistica sul posto, sarà  realizzata un’area  di ristoro per permettere ai turisti una volta visitato la costa cirotana, di potersi fermare anche a degustare i piatti tipici e passeggiare  tra la pineta, le Dune, e la Ginestra bianca nella splendida costa cirotana, perla del mediterraneo ancora incontaminata.

lunedì 18 maggio 2015

Cirò- Chiesto un finanziamento di 400 mila euro per il Dissesto idrogeologico,



Cirò- Chiesto un finanziamento di 400 mila euro per il Dissesto idrogeologico, lavori di consolidamento di località Falcone. Si tratta dell’area sud-est dell’antico borgo, sotto il cuore della Valle,  area che rischia di sprofondare  dal salto del Savuto, se non si interviene tempestivamente La giunta Caruso ricorre al decreto “Sblocca Italia”, programma “Nuovi progetti di interventi” ai piccoli comuni al di sotto dei 5mila abitanti , per la tutela dell’ambiente, sicurezza e riqualificazione del territorio, che  “erano e restano prioritarie”, per questo abbiamo scelto-  scrive in una nota il vicesindaco Francesco Paletta, un finanziamento per la località Falcone. Si tratta di interventi  che riguardano appunto i piccoli comuni. Dalla riqualificazione e manutenzione del territorio, mediante recupero e riqualificazione di volumetrie esistenti e di aree dismesse, alla riduzione del rischio idrogeologico; dalla riqualificazione e incremento dell’efficienza energetica del patrimonio edilizio pubblico, alla realizzazione di impianti di produzione e distribuzione di energia da fonti rinnovabili; fino alla messa in sicurezza degli edifici pubblici, con particolare riferimento a quelli scolastici, alle strutture socio-assistenziali di proprietà comunale e alle strutture di maggiore fruizione pubblica.  Ben vengano tali finanziamenti, ma resta ancora  il grande dissesto idrogeologico in località Campanise e quello in zona De Gaspari  nelle cui aree ancora mancano interventi e finanziamenti.

Cirò- Perdita di acqua potabile da una saracinesca difettosa all’interno di un tombino, provoca ristagno in tutta l’area



Cirò- Perdita di acqua potabile da una saracinesca difettosa all’interno di un tombino, provoca ristagno in tutta  l’area sottostante viale Pugliese, attirando insetti,  e l’ira degli abitanti delle abitazioni circostanti, visto che la perdita  è, dicono  i residenti, di vecchia data. Intanto a pochi metri da questo tombino continua la perdita di acque stagnanti  che ancora non si conosce la  provenienza che fuoriesce da un muro di contenimento, ormai da mesi, proprio   da sotto alcune abitazioni della stessa  zona Pugliese in discesa “Mulino”, gli abitanti del posto sono preoccupati, anche perché mette a rischio le fondamenta delle abitazioni, visto che l’acqua scorre ininterrottamente.  Già nei mesi scorsi proprio  su richiesta dei cittadini del posto era sopraggiunto un sopralluogo effettuato dal tecnico della prevenzione   dell’ASP di Cirò Marina, il quale aveva comunicato al dirigente sanitario  dell’Asp di Cirò, il quale a sua volta aveva invitato la commissione che presiedeva l’allora comune, con una missiva ad oggetto :”Igiene del suolo e dell’abitato”, con cui si invitava i commissari ad effettuare gli urgenti provvedimenti di competenza declinando ogni responsabilità per eventuali patologie derivanti dalla situazione venutasi a creare. Ma a distanza di mesi, ancora il nulla, la situazione è la stessa dell’anno scorso, anzi adesso c’è anche la perdita dell’acqua potabile che si filtra ininterrottamente nei muri perimetrali a causa di una saracinesca troppo vecchia che andrebbe cambiata e sostituita. Infatti da mesi ormai, specie in questo periodo  di alte temperature,  la presenza di acque stagnanti e maleodoranti attirano insetti e topi agevolando il proliferarsi  di batteri  creando  un ambiente malsano.
Sono i bambini e gli anziani, che hanno  minori difese immunitarie,  le persone esposte maggiormente a rischio igenico-sanitario, per questo il dirigente Asp aveva invitato ad effettuare gli urgenti provvedimenti di competenza, e ripristinare lo stato dei luoghi, che ahimé ancora non è cambiato oggi alle porte di ualtra stagione calda. Inoltre se questa fuoriuscita di acque dovessero continuare,  ci potrebbe essere  il rischio, che le abitazioni soprastanti indeboliscano pericolosamente le loro fondamenta.

domenica 17 maggio 2015

Cirò- Al CNR di Firenze presentati Luigi Lilio e Giano Lacinio di Cirò;



Cirò- Al CNR di Firenze presentati Luigi Lilio e Giano Lacinio di Cirò; Presenti i ricercatori ed il Cardinale Giuseppe Betori Arcivescovo di Firenze,  grazie allo studioso Francesco Vizza di Cirò, il quale è stato invitato dal presidente dell’area CNR Antonio Raschi, a relazionare sulla vita e l’opera dell’alchimista francescano Giano Lacinio e di Luigi Lilio astronomo e matematico, entrambi di Cirò ed entrambi del XVI secolo. Presenti numerosi ricercatori, due docenti dell’Accademia Pontificia e il Cardinale Giuseppe Betori, Arcivescovo di Firenze. Gli argomenti presentati sono stati di interesse per la comunità scientifica e per i religiosi presenti poiché l’indagine “scientifica” dei due studiosi cirotani del ‘500 si intreccia con le problematiche della Chiesa e della società civile di quel particolare periodo storico. Nel descrivere l’opera dell’alchimista francescano Giano Lacinio di Cirò, professore di Sacra Teologia e Reggente del Collegio teologico di Padova, Vizza ha sottolineato, da non credente,come lo sviluppo della moderna scienza sperimentale sia stata senza dubbio la risultante di una complessa dinamica multi fattoriale, ma non si può negare il contributo di una forte spinta propulsiva data dall’ideale francescano, fin dalle origini, in favore dello sviluppo della scienza e si deve anche riconoscere come il pensiero degli alchimisti francescani acconsentisse una straordinaria apertura verso quelli che potevano essere i risvolti pratici ed i vantaggi reali derivati dall’alchimia.
 La ricerca della pietra filosofale capace di trasmutare i metalli vili in oro, si accompagnò alla ricerca dell’Elisir di lunga vita: il farmaco universale. A Giano Lacinio apparve subito chiaro quale importanza potesse avere la conoscenza dei segreti della natura per alleviare le sofferenze di coloro che venivano afflitti dai mali del corpo. Nonostante i numerosi divieti ecclesiastici e relative persecuzioni, molti frati studiarono e praticarono con profitto la medicina e le discipline considerate un tempo ad essa affini come l’astronomia e l’alchimia. Le famiglie francescane ebbero spesso la direzione di ospedali e dettero vita a grandi farmacie ed infermerie conventuali che, non di rado, diventavano veri e propri centri di sperimentazione clinica e offrivano i loro servigi ben al di là delle mura del convento. Nello specifico, l’insegnamento dell’alchimista Lacinio è di grande attualità e rappresenta la missione di ogni ricercatore moderno: “il sapere ed il fare al servizio dell’uomo”. 
Al servizio dell’uomo è stata l’opera di Luigi Lilio, nata per risolvere un problema della Chiesa cattolica, quale quello della esatta determinazione della data della Pasqua, di conseguenza apportò profonde correzioni al calendario civile,indispensabile a tutti gli abitanti del pianeta terra.I due libri di Vizza, “Giano Lacinio Alchimista Francescano del Cinquecento” e “Luigi Lilio Medico, Astronomo e Matematico di Cirò”, quest’ultimo scritto in collaborazione con Egidio Mezzi, sono stati consegnati al Cardinale Giuseppe Betori. L’arcivescovo di Firenze con una battuta sagace ha ringraziato l’autore dei testi comunicando che il prossimo 4 settembre incontrerà il Patriarca di Gerusalemme ed in quell’occasione, con in mano il libro di Lilio, cercherà di convincerlo ad adottare il calendario Gregoriano, frutto di una incontrovertibile correttezza scientifica. Le Chiese ortodosse celebrano tuttora la Pasqua con il vecchio calendario giuliano. Nel dibattito seguente alla presentazione dei due illustri personaggi cirotani, scrive Vizza:”è stato ribadito come la scienza moderna non sia nata in contrapposizione al cristianesimo. E’ stata la Chiesa a non comprendere appieno le novità e verità apportate dal metodo scientifico, facendo, per esempio, del caso Copernico e Galilei il simbolo dell’irriducibile scontro tra scienza e religione. Solo nel 2010 Copernico ha avuto la sua solenne riabilitazione con sepoltura ufficiale e religiosa. Con secoli di ritardo, quasi come con Galileo Galilei riabilitato il31 ottobre 1992, la Chiesa ha pronunciato il suo “mea culpa” verso uno scienziato che aveva messo in discussione i dogmi in nome del sapere. Nel XXI secolo, temi quali l’eutanasia e la bioetica rischiano di acuire una contrapposizione mai superata tra scienza e cristianesimo”. 

venerdì 15 maggio 2015

Cirò- Collina di ulivi secolari ripulita da rovi



Cirò- Collina  di ulivi secolari ripulita da rovi   ed erbacce, è accaduto in zona Baddalomeo lungo la provinciale Cirò Cirò Marina dove la collina fino a qualche giorno fa appariva abbandonata  a se stessa. I rovi e le erbacce infestanti erano più alte degli ulivi secolari che per anni sono stati nascosti e prigionieri da una folta e agreste vegetazione. Sembra davvero un’inversione di tendenza quello che stiamo  osservando ultimamente, dove terreni incolti ed abbandonati stanno recuperando il loro antico valore, un ritorno alla terra e alla sua coltivazione, colpa forse dell’attuale crisi.  I pendii  della collina ora appaiono arati e ripuliti e gli ulivi secolari potati e pronti  per la prossima campagna  olearia. La stessa sorte è toccata anche ad altre  colline  circostanti, l’intero paesaggio ora appare pulito ed ordinato pronto per  essere coltivato in tutta la sua bellezza mediterranea.

mercoledì 13 maggio 2015

Cirò- L’ installazione di un faro luminoso per ricordare uno dei Santi patroni di Cirò: San Nicodemo -il quale festeggia il prossimo 13 maggio la sua nascita, avvenuta nell’antica Ypskron(odierna Cirò), nel lontano 900,



Cirò- L’ installazione di un  faro luminoso per ricordare uno dei Santi patroni di Cirò: San Nicodemo -il quale festeggia il prossimo 13 maggio la sua nascita, avvenuta nell’antica Ypskron(odierna Cirò), nel lontano 900,  nel rione Portello, la cui abitazione oggi è diventata la sua chiesa omonima. Lo ha deciso in questi giorni il sindaco Mario Caruso, ma già tra la popolazione specie tra i giovani, c’è una corsa  per partecipare a questo grande evento con l’intenzione di  esporre dai balconi di casa dei nastri rossi o delle coccarde rosse per ricordare con fierezza che Cirò è la patria di San Nicodemo. Dovremmo puntare anche sul turismo religioso e fare di Cirò un paese “calamita”, che possa attirare turisti tutto l’anno, ma prima andrebbe valutato per la giusta importanza che ha avuto nella storia, per questo  occorrerebbero più eventi  e movimenti di massa che vadano nella giusta direzione: itinerari chiesa, luoghi dei miracoli, come la fontana di San Nicodemo ed i campi dove lui da bambino lavorava, aree queste che bisognerebbe renderle accessibili per futuri pellegrinaggi. La festa patronale si festeggia tra la prima e la seconda  settimana di agosto quando giungono da Mammola tanti fedeli  che insieme al popolo di Cirò   festeggeranno l’incontro  religioso tra i due popoli, Patrono dei due comuni, poiché Cirò gli ha dati i natali nel 900 mentre a Mammola morì nel 990. San Nicodemo dunque patrono delle due città: Cirò e Mammola , nacque da una famiglia umile, il padre Teofano, la madre Panta  Dima, vivevano in un’umile casetta nell’allora villaggio Ypskron, attuale portello, oggi  chiesa del Santo. Sono molti i miracoli a lui attribuiti, specie quando era ragazzino, come la lotta col diavolo, di cui ancora oggi, sulla pietra a cui egli si aggrappò, dietro la sua casa, sono evidenti i segni lasciati dalle sue dita infilati nella pietra, oggi meta di pellegrinaggi. Secondo quanto ancora oggi raccontano gli anziani, pare che San Nicodemo da bambino era solito giocare ad infilare le sue dita e le mani, come pure i piedi, nella dura roccia, mentre questa si lasciava deformare. Molte di queste impronte sono ancora oggi visibili sulla pietra dietro l’altare, luogo di continui pellegrinaggi da parte di fedeli, che ogni anno, da tutto il mondo, specie dall’Australia e America, dove si trovano numerosi Mammolesi, giungono a Cirò a visitare i sacri posti dove il Santo nacque e visse da bambino, prima di partire per Mammola. Ancora oggi gli anziani raccontano il miracolo del vino e dell’acqua avvenuto in zona Mordace-Castedduzzo-Coppa, dove il padre si recava a lavorare i campi, ed è proprio in questa zona che qualche anno fa un amatore di storia locale, grazie a molte indicazioni avute dagli anziani, è riuscito, dopo mesi di ricerca a trovare l’esatta posizione della fontana, dalla cui pietra, grande come il dorso di un elefante, attraverso  tre fori praticati con le dita del Santo, ancora oggi sgorga  acqua; mentre ai piedi della collinetta dove il padre era solito lavorare , si trova quasi nascosta dalla vegetazione e da cumuli di frana, una grotta dove il Santo si ritirava in preghiera. E ancora si racconta, che riuscì  a catturare un cinghiale con un filo d’erba, che portò alla sua famiglia come pranzo per la cerimonia di matrimonio della sorella. Si racconta inoltre che, mentre era in viaggio, lontano da Cirò, per ritirarsi in preghiera, incontrò un venditore di brocche con il suo asinello, al quale  gli chiese se poteva avere una ciotola  per potersi cuocere la ghianda, cibo prediletto di San Nicodemo. Il venditore  glielo negò dicendo che se i maiali la mangiavano cruda, perché egli la doveva cuocere? E così andò via , ma fatto pochi passi , ruzzolò da un dirupo, di tutto il carico che trasportava sull’asinello, si salvò solo la ciotola  che il Santo gli aveva chiesto. Così preso da rimorsi, il venditore tornò indietro e donò la ciotola superstite al Santo, chiedendogli scusa. Raggiunto la sua maturità, San Nicodemo, si vide costretto a lasciare il paese, in quanto le sue “stranezze”, lo rendevano ridicolo agli occhi del popolo, e se ne andò amareggiato a tal punto che fermatosi a metà cammino, nei pressi di Gerace, egli disse:”Sentu vuci e cirotano, mi mpesu e vajiu avanti”(sento voci di cirotani, mi alzo e riprendo il cammino), tanta era la paura di incontrarli. Arrivò a Mammola sul monte Zappino, dove vi rimane fino alla sua morte avvenuta nel 990. Il corpo fu trovato invaso dalle formiche, le quali però non attaccarono la sola lingua, che tanto aveva saputo annunciare e consolare specie gli afflitti e deboli, attraverso le sue parole. Qui lo veneravano così tanto da divenire il protettore  della città. Per questo gli anziani ancora oggi dicono che San Nicodemo è il protettore degli stranieri e non del suo popolo di Cirò che lo ha deriso fino a farlo scappare. Un tempo  le case adiacenti alla chiesa era una unica casa dove all’interno, l’attuale altare maggiore, era proprio la piccola dimora della famiglia del Santo. Si racconta che egli andò in sogno al proprietario della casa raccomandandogli di lasciare la casa perché li doveva nascere una chiesa a lui dedicato, ma l’anziano signore non volle credere al sogno, e dopo l’ennesima volta che sognò il Santo, gli morì l’asinello, solo allora l’anziano contadino decise di lasciare la casa divenendo in futuro chiesa omonima, oggi meta di molti pellegrini.  Ben venga dunque l’intenzione da parte del popolo di riappropriarsi di questa grande figura storico religiosa, ma anche l’attesa benedizione che manca da quando scappò da Cirò.

lunedì 11 maggio 2015

Una festa di San Cataldo bagnata



Cirò- Una festa di San Cataldo bagnata non era mai successo, ieri infatti durante la processione un’incostante e fastidiosa pioggerellina ha disturbato la processione,   una ricorrenza  a cui tutto il paese è legato. Nonostante l’intermittente pioggia, è stata una grande festa di partecipazione,  il santo protettore dei raccolti, delle campagne cirotane e degli allevamenti. Per questo la sacra statua nei giorni scorsi ha fatto il giro di tutto il comprensorio e delle attività presenti. Per tutta la settimana si sono susseguiti lunghi festeggiamenti religiosi e tradizionali. Dalla sua chiesa omonima in zona Cannone il parroco Don Giovanni Napolitano, ha officiato la santa messa, dove    i fedeli accompagnati dal comitato omonimo presieduto da Gaetano Fuscaldo, e dal parroco Don Giovanni Napolitano,  hanno  portato in processione il santo per le vie del paese fino ad arrivare  presso il largo Arenacchio dove la statua miracolosa del Santo è stata portata in  periferia per benedire i campi, fino alla zona Cappelliere presso la cappella della famiglia Giglio, dove nel vicino uliveto si è tenuto il tradizionale Agape fraterna ed intrattenimento musicale. E dopo la benedizione dei raccolti, le terre, e gli allevamenti nel cirotano,  la statua è stata portata presso la chiesa della Madonna di Pompei come vuole la tradizione, e da quì dopo la santa messa una lunga  processione che da via Sant’Elia si è snodata per le vie del paese fino al rientro del Santo nella sua chiesetta omonima in zona Cannone. Come vuole la tradizione al passare del Santo, dai balconi le coperte più belle vengono stese, per la benedizione delle famiglie, oltre alla pioggia di petali di “Zuzzulu” (Chrysanthemum coronarium L.) di San Cataldo, un fiore colorato della famiglia delle Asteracea che fiorisce proprio in questo periodo, che ognuno fa cadere sulla statua al suo passare. San Cataldo annuncia la bella stagione, anche se ieri ha portato anche un pò di pioggia che sicuramente farà bene ai prossimi raccolti.
 Tutto il popolo cirotano è in festa per il Santo protettore dei raccolti e degli allevamenti. Molte sono le tradizioni a lui legati, come i nastrini benedetti e portafortuna chiamate”Zagarelle”,  dolci tipici di San Cataldo,  i tavoli votivi lungo le vie del paese, e il suono della tradizionale Zampogna. La festa di San Cataldo una volta, era una delle più sentite dal popolo cirotano, e il comitato vorrebbe che tornasse al suo atavico splendore, quando tutta la popolazione grandi e piccoli intervenivano alla processione e a tutte le funzioni religiose, oggi distratta da altri intrattenimenti.