mercoledì 14 ottobre 2020

Cirò- Crescono a dismisura le piante infestanti specie quelle tossiche, in letteratura casi di avvelenamento di cavalli, maiali, bovini e cani.

 


Cirò- Crescono a dismisura  le piante infestanti specie quelle tossiche, sebbene la gran parte  non sono gradevoli e la maggior parte degli animali la ignoreranno del tutto, ci sono stati in letteratura  casi di avvelenamento di cavalli, maiali, bovini e cani, a causa della contaminazione del fieno
. Sono piante che stanno prendendo il sopravvento a discapito di quelle autoctone,  colpa del cambiamento climatico. Una di queste piante che stanno invadendo le campagne cirotane in questo periodo è la  Heliotropium europaeum, pianta della famiglia delle Boraginaceae, ricca di  Alcaloidi  pirrolizidinici ed è velenoso. Il nome deriva da hèlios, sole, e da trèpo, volgersi, perchè i fiori seguono il movimento del sole.  Ci sono stati casi di morte anche di cani a causa di eccesso di ingestione di questa pianta tossica, di solito i cani vanno in cerca di erbe quando vogliono liberarsi di alcuni parassiti. L’Heliotropium preferisce vegetare negli ambienti urbani, nei suoli arenosi specialmente marittimi, nei luoghi erbosi e molto soleggiati, nei campi incolti, sulle macerie, nelle colture sarchiate, nei vitigni, più raramente nei giardini e negli orti. Gradisce terreni limoso-argillosi da aridi a mediamente freschi, ricchi di composti azotati. Già Dioscoride e i popoli antichi attribuivano all’ Heliotropium virtù terapeutiche contro il morso dei serpenti e degli scorpioni. In passato questa pianta fu utilizzata nella cura delle verruche tanto che era conosciuta anche come “Porricella” o “Verucana”. La medicina popolare attribuiva alla pianta proprietà astringenti, cicatrizzanti, sedative, analgesiche per combattere nevralgie, emicranie esercitando, contemporaneamente, un’azione sedativa generale. Era usata la parte aerea della pianta.


 Queste proprietà terapeutiche sono attribuite all’eliotropina e alla lasiocerpina, alcaloidi che hanno azione ipotensiva, sedativa del sistema nervoso centrale e leggermente narcotica e per il trattamento dell’asma. E’ una delle erbe medicinali da raccogliere nella notte di S. Giovanni. Era utilizzato inoltre come antipiretico nelle febbri malariche; come astringente per le infiammazioni cutanee e come lenitiva del prurito. Ma  poiché sono sostanze tossiche per il fegato, ebbene usarle con cautela. Anticamente veniva usata per uso esterno,  i tannini contenuti nella droga, che si ricava dalla parte aerea della pianta raccogliendola all’inizio della fioritura e recidendola a qualche centimetro da terra, curavano le infiammazioni della pelle, lenivano i pruriti e le irritazioni cutanee, rimarginavano le ferite e chiudevano le piaghe. Addirittura  durante il Medioevo gli furono attribuiti poteri magici. Si credeva che fosse in grado di allungare la vita, di rendere invisibile la persona che era in possesso di una parte della pianta tenuta segretamente nascosta.