mercoledì 13 maggio 2015

Cirò- L’ installazione di un faro luminoso per ricordare uno dei Santi patroni di Cirò: San Nicodemo -il quale festeggia il prossimo 13 maggio la sua nascita, avvenuta nell’antica Ypskron(odierna Cirò), nel lontano 900,



Cirò- L’ installazione di un  faro luminoso per ricordare uno dei Santi patroni di Cirò: San Nicodemo -il quale festeggia il prossimo 13 maggio la sua nascita, avvenuta nell’antica Ypskron(odierna Cirò), nel lontano 900,  nel rione Portello, la cui abitazione oggi è diventata la sua chiesa omonima. Lo ha deciso in questi giorni il sindaco Mario Caruso, ma già tra la popolazione specie tra i giovani, c’è una corsa  per partecipare a questo grande evento con l’intenzione di  esporre dai balconi di casa dei nastri rossi o delle coccarde rosse per ricordare con fierezza che Cirò è la patria di San Nicodemo. Dovremmo puntare anche sul turismo religioso e fare di Cirò un paese “calamita”, che possa attirare turisti tutto l’anno, ma prima andrebbe valutato per la giusta importanza che ha avuto nella storia, per questo  occorrerebbero più eventi  e movimenti di massa che vadano nella giusta direzione: itinerari chiesa, luoghi dei miracoli, come la fontana di San Nicodemo ed i campi dove lui da bambino lavorava, aree queste che bisognerebbe renderle accessibili per futuri pellegrinaggi. La festa patronale si festeggia tra la prima e la seconda  settimana di agosto quando giungono da Mammola tanti fedeli  che insieme al popolo di Cirò   festeggeranno l’incontro  religioso tra i due popoli, Patrono dei due comuni, poiché Cirò gli ha dati i natali nel 900 mentre a Mammola morì nel 990. San Nicodemo dunque patrono delle due città: Cirò e Mammola , nacque da una famiglia umile, il padre Teofano, la madre Panta  Dima, vivevano in un’umile casetta nell’allora villaggio Ypskron, attuale portello, oggi  chiesa del Santo. Sono molti i miracoli a lui attribuiti, specie quando era ragazzino, come la lotta col diavolo, di cui ancora oggi, sulla pietra a cui egli si aggrappò, dietro la sua casa, sono evidenti i segni lasciati dalle sue dita infilati nella pietra, oggi meta di pellegrinaggi. Secondo quanto ancora oggi raccontano gli anziani, pare che San Nicodemo da bambino era solito giocare ad infilare le sue dita e le mani, come pure i piedi, nella dura roccia, mentre questa si lasciava deformare. Molte di queste impronte sono ancora oggi visibili sulla pietra dietro l’altare, luogo di continui pellegrinaggi da parte di fedeli, che ogni anno, da tutto il mondo, specie dall’Australia e America, dove si trovano numerosi Mammolesi, giungono a Cirò a visitare i sacri posti dove il Santo nacque e visse da bambino, prima di partire per Mammola. Ancora oggi gli anziani raccontano il miracolo del vino e dell’acqua avvenuto in zona Mordace-Castedduzzo-Coppa, dove il padre si recava a lavorare i campi, ed è proprio in questa zona che qualche anno fa un amatore di storia locale, grazie a molte indicazioni avute dagli anziani, è riuscito, dopo mesi di ricerca a trovare l’esatta posizione della fontana, dalla cui pietra, grande come il dorso di un elefante, attraverso  tre fori praticati con le dita del Santo, ancora oggi sgorga  acqua; mentre ai piedi della collinetta dove il padre era solito lavorare , si trova quasi nascosta dalla vegetazione e da cumuli di frana, una grotta dove il Santo si ritirava in preghiera. E ancora si racconta, che riuscì  a catturare un cinghiale con un filo d’erba, che portò alla sua famiglia come pranzo per la cerimonia di matrimonio della sorella. Si racconta inoltre che, mentre era in viaggio, lontano da Cirò, per ritirarsi in preghiera, incontrò un venditore di brocche con il suo asinello, al quale  gli chiese se poteva avere una ciotola  per potersi cuocere la ghianda, cibo prediletto di San Nicodemo. Il venditore  glielo negò dicendo che se i maiali la mangiavano cruda, perché egli la doveva cuocere? E così andò via , ma fatto pochi passi , ruzzolò da un dirupo, di tutto il carico che trasportava sull’asinello, si salvò solo la ciotola  che il Santo gli aveva chiesto. Così preso da rimorsi, il venditore tornò indietro e donò la ciotola superstite al Santo, chiedendogli scusa. Raggiunto la sua maturità, San Nicodemo, si vide costretto a lasciare il paese, in quanto le sue “stranezze”, lo rendevano ridicolo agli occhi del popolo, e se ne andò amareggiato a tal punto che fermatosi a metà cammino, nei pressi di Gerace, egli disse:”Sentu vuci e cirotano, mi mpesu e vajiu avanti”(sento voci di cirotani, mi alzo e riprendo il cammino), tanta era la paura di incontrarli. Arrivò a Mammola sul monte Zappino, dove vi rimane fino alla sua morte avvenuta nel 990. Il corpo fu trovato invaso dalle formiche, le quali però non attaccarono la sola lingua, che tanto aveva saputo annunciare e consolare specie gli afflitti e deboli, attraverso le sue parole. Qui lo veneravano così tanto da divenire il protettore  della città. Per questo gli anziani ancora oggi dicono che San Nicodemo è il protettore degli stranieri e non del suo popolo di Cirò che lo ha deriso fino a farlo scappare. Un tempo  le case adiacenti alla chiesa era una unica casa dove all’interno, l’attuale altare maggiore, era proprio la piccola dimora della famiglia del Santo. Si racconta che egli andò in sogno al proprietario della casa raccomandandogli di lasciare la casa perché li doveva nascere una chiesa a lui dedicato, ma l’anziano signore non volle credere al sogno, e dopo l’ennesima volta che sognò il Santo, gli morì l’asinello, solo allora l’anziano contadino decise di lasciare la casa divenendo in futuro chiesa omonima, oggi meta di molti pellegrini.  Ben venga dunque l’intenzione da parte del popolo di riappropriarsi di questa grande figura storico religiosa, ma anche l’attesa benedizione che manca da quando scappò da Cirò.